La Zingara


Custode Dell’Oltretomba:

 



 


Castalia si fermò davanti all’ingresso del tribunale. Un passo in più e la sua anima avrebbe rischiato di essere divorata dalle creature che le sbarravano la strada; le Divinità Guardiane erano in piedi davanti al portone e incutevano terrore con il loro aspetto: sul corpo di uomini prestanti, dalla pelle ambrata, spiccavano teste di bestia feroce.

Castalia sospirò, pensando a quanto avrebbe voluto assistere al rito che Anubi e Osiride stavano eseguendo oltre quella porta.
Solo un paio di volte Anubi le aveva consentito di assistere alla pesatura del cuore e Castalia era rimasta estasiata di fronte alla bellezza del luogo in cui si svolgeva.
In ogni parete ricoperta d’oro erano incastonati gioielli di varie dimensioni. Le pietre preziose creavano giochi di luce che rimbalzavano da una parte all’altra della stanza, generando guizzi e lampi repentini.
Un’enorme bilancia – anch’essa d’oro – era posta al centro della sala, davanti a un trono imbottito e coperto di pelle rossa.

Quel giorno Anubi, con aria solenne, aveva accompagnato il defunto davanti alla bilancia e, aprendo il palmo della mano verso l’alto, aveva fatto apparire il cuore di quello che una volta era un uomo per procedere alla pesatura.
Avvicinò alla bilancia quel muscolo ormai inerte e il defunto non ebbe il tempo di sospirare che vide al suo fianco la Dea Ammit: una divinità dalla testa di coccodrillo e dal corpo di donna a quattro zampe; era pronta a divorarlo se il suo cuore fosse stato troppo pesante rispetto alla piuma posta dall’altro lato.
Castalia, attenta ai dettagli di quella cerimonia, vide come i giochi di luce delle pietre preziose non fossero poi così casuali. Ogni gioiello era posto in modo che la luce arrivasse velocemente negli occhi del defunto così da distrarlo dalla pesatura e dalla conseguente sua fine.
Osiride, Dio dalla testa di falco e corpo di uomo, aspettava silenziosamente di aprire una delle due porte d’ingresso poste alle spalle del trono.
Castalia sapeva che la porta di destra avrebbe dato al defunto la pace bramata, mentre la porta di sinistra… meglio che rimanesse sempre chiusa!

Quando il cuore del defunto fu posto su un piatto della bilancia, Castalia trattenne il fiato in attesa di vedere se il suo peso fosse maggiore di quello della piuma che occupava l’altro.
Entrambi i piatti rimasero in equilibrio e il defunto, ancora tremante, tirò un sospiro di sollievo.
Osiride, sempre in silenzio, voltò di poco il capo a destra e la porta alle sue spalle si aprì cigolando. L’uomo giudicato poteva trovare la sua pace.
Anubi fece cenno al defunto di seguirlo e Castalia notò negli occhi del suo Maestro un velo di dispiacere.

Quando la porta si chiuse immediatamente alle spalle dell’anima, una nuova apparve nell’altra stanza ed era visibilmente spaventata.
Poco prima della cerimonia, Anubi si era raccomandato con Castalia di non proferire nemmeno una parola e di rimanere in disparte ad attendere, ma quel defunto ancora più smarrito del primo le faceva molta pena.
Castalia gli si avvicinò un passo alla volta; non sapeva cosa dire o fare ma sentiva che, come una madre, doveva rassicurare quell’anima tremante come una foglia.
Non fece in tempo ad avvicinarsi che una Divinità Guardiana apparì davanti alla porta di ingresso richiamando l’attenzione di Anubi.
Il Dio, visibilmente in collera per l’interruzione, pretese valide spiegazioni, così la Divinità sussurrò qualcosa all’orecchio di Anubi, arretrando poi di un passo.
A un tratto Castalia sentì un fruscio accanto e un suono che da lontano pareva quasi un sibilo.
In un istante, la Dea Ammit si era posta davanti alla Divinità Guardiana e, alzandosi sulle gambe, aveva aperto le sue enormi fauci mostrando una lunga dentatura appuntita.
La Divinità Guardiana sbarrò gli occhi per lo spavento ma non fece in tempo a reagire: Ammit lo ingoiò per intero, voracemente e velocemente.
Anubi che aveva assistito alla scena fissò la Dea e annuì.

Castalia era abituata alle punizioni che l’Oltretomba riservava a chi non aveva rispettato la vita e la sua morale, ma era la prima volta che assisteva a un atto di cannibalismo tra divinità.
Chinò la testa cercando di riprendersi. Era pur sempre la Custode dell’Oltretomba, non poteva farsi vedere in quello stato.
Anubi le si era avvicinato intanto e, alzando lo sguardo, notò come i suoi occhi la studiassero.
«Attenta, Castalia. La paura tinge il tuo cuore di scuro e gli occhi di Ammit riescono a vederlo – disse Anubi, sorridendo – Attenta, o rischi di fare la stessa fine.»
Il suo corpo era cinto da una veste bianca e, sugli avambracci ricoperti di pelo, portava due bracciali d’oro forgiati come due serpenti.
«Non lo farò, mio signore» rispose Castalia riprendendo il controllo dei suoi sentimenti.
Anubi si voltò verso l’anima del defunto. Osiride stava aspettando da troppo tempo e la pesatura del cuore doveva continuare.
«È successo qualcosa di grave?» domandò Castalia, riferendosi alla scena vista poco prima, quando la Divinità poi sbranata aveva riferito qualcosa ad Anubi.
«Eri stata avvertita anni fa, non ricordi? Tra i vivi la luna è ormai nera e vuota.» rispose Anubi.
I suoi occhi sembravano guardarla fin dentro l’anima, come se in quel momento volesse pesarle il cuore.
«Il destino non è nelle nostre mani. Non puoi interferire con la scelta del Fato.» continuò con voce profonda.

 

Cosa significa il nome Metelaine?

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